Le opere/invenzioni di Pirelli
sono strumenti flessibili per
realizzare azioni di arte pubblica
e installazioni che trasformano
poeticamente la percezione dello
spazio. Vivono con la presenza
dell’artista, ma possono altresì
attivarsi in live installations,
composte per ambienti
immersivi, talvolta sensibili.
Vengono collocate in ambienti
naturali, palazzi, musei, teatri,
spazi industriali, ponti, strade e
luoghi di culto.

IDROFONI O LAMPADE SENSIBILI

“Nelli piccoli pelaghi
una medesima
percussione partorisce
molti moti incidenti e
refressi. La onda
massima è vestita
d’innumerabili altre
onde, che si movono a
diversi aspetti.”
Leonardo da Vinci, Del
moto e misura
dell’acqua

Suonare l’acqua, suonare la luce

L’energia di un suono si trasmette ad una superficie d’acqua, generando il moto ondoso di un piccolo pelago attraversato dalla luce.
Nell’acqua increspata il suono è diventato visibile.
Toccando, cantando e suonando Pirelli scolpisce ombre di luce in un divenire di forme che si riverberano nello spazio.
L’Idrofono ascolta anche il caotico paesaggio sonoro della metropoli e lo trasforma in Fiori di luce, attraendo il pubblico attorno a sé, come un focolare.
Design in collaborazione con Carlo Forcolini

MotoOndosoinAumento. Con Studio Azzurro. 2012

ARPA di LUCE

ARPA DI LUCE

Suonando nel vuoto le corde di luce, Pirelli dà voce a un’arpa, eppure le dita non incontrano alcuna resistenza. Forse sta qui il fascino magico e trascendentale di questa opera, realizzata assieme all’ingegnere Gianpietro Grossi. Pirelli ama collocarla nei luoghi di culto. Ma i suoi lunghi raggi possono anche unire le pareti di un capannone industriale, tavola armonica e cassa di risonanza di un grande strumento musicale. Così, pure il più ordinario dei luoghi ne resta trasformato. Alcune realizzazioni: Luminale Frankfurt 2010, Biennale di Venezia 2011, Nazareth 2102, Ponte del Diavolo (Modena) 2013, Piazza Duomo di Monza 2013, Piccolo Teatro Studio 2013 e Teatro Dal Verme 2015, Milano, Digitalife Roma Europa 2014 ,Trepponti di Comacchio/Ravenna Festival 2015, Tempio di Kamakura e Metropolitan Tokyo 2016 (Japan Orfeo). ... «Arpa di Luce» ha origine dall’arpa laser di Gianpietro Grossi: 11 raggi paralleli di luce laser raggiungono altrettante fotocellule poste fino ad una distanza di 30 metri, dimensione che attualmente può avere questo strumento. La risposta dei sensori è immediata e precisa. L’impulso generato dall’interruzione dei raggi, viene elaborato dal software realizzato da AGON, consentendo di restituire al suono la complessità e la sensibilità del gesto del musicista. La forma delle dita o di oggetti che attraversano le corde di luce determina il timbro e il ritmo degli eventi sonori prodotti. Le mie dita incrociano 11 corde di luce laser. Non incontrando materia solida, le attraversano libere nell’aria. La luce, toccata, si materializza nel suono di un’arpa. Ogni contatto è uno schiocco di luce e con le braccia protese verso il cielo imparo a muovermi nell’aria, sino a divenire un virtuoso del vuoto. Lancio un pendolo sospeso da un punto invisibile che ambisce le corde laser, suonando una melodia infinita, che si riverbera in forma di luce proiettando cerchi ondulatori. Spengo il suono dell’arpa e, nel silenzio, la musica pare continuare di sola visione. Le corde di luce si tendono attraverso lo spazio architettonico, trasformato in un grande strumento musicale. Se toccando la luce si produce un suono, la luce ha un corpo? L’incanto di questo gioco sospeso tra materiale e immateriale mi ha spinto ad esplorare una nuova dimensione poetica, al di là dello stupore tecnologico che suscita questo vero e proprio strumento musicale. Entrano in scena oggetti concreti, che hanno una loro voce e anche possono riflettere la luce. Assicuro al pendolo un grande cimbalo che, percosso e lanciato, genera una scia di suono attorno ai raggi luce. Un tubo flessibile ruota fischiando e il suo sibilo si amplifica quando il tubo si illumina traversando le corde laser. Scende il lungo pendolo che con un plettro arpeggia simultaneamente lampi di luce e di suono. Naviga fendendo le corde le cui linee si deviano in forme rotanti di luce, che si materializzano in cerchi tra le pareti dello spazio. Accendo due incensi fissati al plettro, così una scia di fumo segnerà sulle corde la traiettoria del pendolo. Un’asta trasparente si illumina tutta a contatto con ogni singolo raggio. La uso come un archetto per suonare l’Epitaffio di Sichilo. Ho accordato lo strumento su questa melodia giuntaci in notazione musicale dell’antica Grecia. Poi mi spingo verso l’alto intercettando simultaneamente tutti i raggi. Essi si deviano a comporre un cluster di suono e di luce che si materializza in un rigo musicale. Lo spazio che ospita l’installazione è a cielo aperto, sotto la pioggia, oppure in grandi spazi interni, giù da una torre, nell’arco di un ponte. Con Gianpietro Grossi cerco un punto per calare il pendolo: talvolta creiamo una sottile ragnatela di cavi da cui la corda scende invisibile come una mano che suona dal cielo. Più in alto sarà, più lento risulterà il respiro della sua melodia infinita. Il filo a piombo fissa il fulcro dell’istallazione che ne farà risuonare il contenitore

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Laser Wave Pendulum

Per entrarci senza
esser colpiti
occorre
comprendere la
sua musica
silenziosa

Una linea di 11 lunghi pendoli suona Arpa di Luce

«Aziono simultaneamente una linea di pendoli di lunghezza a scalare e ottengo un divenire di relazioni oscillatorie che non smette di incantarmi. E’ una musica senza suono che vaga dall’ordine prevedibile di un moto a serpentina ad una combinatoria complessa, quasi caos, per poi esprimere, per pochi istanti, figure nuovamente intelleggibili. ... «Aziono simultaneamente una linea di pendoli di lunghezza a scalare e ottengo un divenire di relazioni oscillatorie che non smette di incantarmi. E’ una musica senza suono che vaga dall’ordine prevedibile di un moto a serpentina ad una combinatoria complessa, quasi caos, per poi esprimere, per pochi istanti, figure nuovamente intelleggibili. Voglio immaginare ciascun pendolo come un individuo che fa parte di un flusso corale. Nel flusso colgo un tunnel in cui ci si può avventurare. Per entrarci senza esser colpiti occorre comprenderne l’onda. Sono rapporti numerici che capisco con la mente ma ancor più con l’intuito del corpo. Quindi il tempo dei passi incrocia quello di 11 pendoli. Gli 11 pendoli traversano con brevi bagliori 11 corde di luce. Con la nostra Arpa di Luce quell’onda silenziosa troverà una voce, riverberando un suono che ruota nello spazio. Sappiamo che il periodo di oscillazione di un pendolo dipende dalla lunghezza del braccio. Se appendiamo lungo un’asta rigida un certo numero di pendoli di lunghezza a scalare, ciascuno oscillerà con un breve delay rispetto al precedente. Avendoli azionati simultaneamente, la loro oscillazione apparirà simultanea, ma a breve si evidenzierà il ritardo che ogni pendolo accumulerà rispetto al precedente. La linea comincerà a prendere un andamento ondulatorio sinusoidale fino a evolversi in disegni sempre più complessi. Le corde dei pendoli lambiscono l’Arpa Laser e, interrompendone I raggi, danno inizialmente origine a un arpeggio che si trasforma poi in una complessa combinatoria polimetrica di figure melodiche.

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 Scenografia Sonora per lo spettacolo teatrale Alan Turing, A staged case history. Stagione Piccolo Teatro di Milano 2012

Il matematico e atleta Alan Turing osserva I rapporti numerici del wave pendulum e riesce ad attraversarlo più volte senza farsi colpire…..

TechnightCremona 2017 Un omaggio ai 450 anni di Claudio Monteverdi.

Nella nella Loggia dei Militi ho costruito una struttura in bamboo che sorregge la fila dei pendoli. E’ una grande scultura animata che aziono sulle note dell’aria: Possente Spirto dell’Orfeo .

ARTIFICIALE NATURALE

By man’s hand 2012 scultura/ambiente multi sensoriale per petali di pietra ollare,
audio pickup, suono surround, mano di ghiaccio, corde e carrucole, luci laser.

Dalle dita di una mano di ghiaccio sospesa precipitano gocce d’acqua. Si infrangono su un grande fiore di pietra, i cui petali si contendono il centro di caduta. Essi stanno in equilibrio instabile. Il minimo impatto è in grado di farli ondeggiare. Abbracciati ad un sensibilissimo pickup, quando colpiti da gocce dirette o di rimbalzo, sono liberi di vibrare ciascuno un distinto suono.
Questa musica litofona si intensifica nel tempo per poi svanire con lo scioglimento delle dita. Colpita dai laser, la mano è luminescente del colore dei raggi e fondendosi si corrompe informe, svelando meravigliose venature. Minuscoli rigagnoli epidermici scivolano lentamente confluendo sulle dita, a formare la goccia che cadrà suonando. Il lento incedere viene magnificato dai laser in proiezioni magmatiche che si modellano tra le pareti circostanti. Come in fulmini e tuoni: si vede e poi si sente.

ALTRI PROGETTI

SEZIONE IN LAVORAZIONE